Samhain l’eterna danza della vita e della morte

Secondo il Dizionario McBeain di Gaelico, Samhain deriverebbe da “samhuinn” cioè “summer’s End”.

L’antica tradizione vuole che i festeggiamenti non durassero una sola giornata ma iniziassero una settimana prima e si concludessero una settimana dopo, in effetti è molto probabile che il giorno più importante dei festeggiamenti non fosse il primo Novembre ma bensì l’11, data coincidente con quella che oggi viene definita estate di San Martino.
Successivamente, nei paesi di origine anglosassone, Samhain fu trasformata in All Hallow’Eve, dove “Eve” sta per “vigilia” fino ad arrivare al termine moderno di Halloween.
 
Questa data coincide con l’inizio dell’anno celtico, è il momento in cui la natura inizia il suo riposo da qui il collegamento di Samhain alla festa dei morti, la vita della grande dea che muore per poter rinascere in primavera, ed ecco affacciarsi a noi l’eterno concetto di morte e rinascita che ben si spiega con il mito di Demetra e Persefone. 
Nella danza dell’esistenza, Samhain è il tempo del ritiro, l’occasione di scendere nella profondità del nostro essere.
Per farlo, abbiamo bisogno di spogliarci, di lasciar andare tutti quegli attaccamenti e aspetti di noi che non permettono più il  nostro fluire con la vita. Inizia quel tempo in cui è necessario stare con noi stessi, per ritrovare il nostro nucleo prima di manifestarci nuovamente al mondo. È una delle ” notti degli spiriti “, quando la “passaporta” fra i mondi si assottiglia.
Nelle antiche tradizioni era il tempo delle divinazioni e degli oracoli, la notte delle visioni e degli auspici.

Questo giorno piano piano nella tradizione popolare diventa il giorno in cui il velo che separa il mondo dei vivi e dei morti si fa molto sottile, tanto da poter essere facilmente oltrepassato e così le anime dei morti possono far visita ai loro cari ancora in vita. Da qui l’usanza di accendere candele e fiaccole per indicare agli spiriti il cammino e di lasciare frutti e fiori sugli usci e sulle finestre, in modo che gli spiriti, fossero accolti e ristorati. È il momento di onorare gli antenati, di connettersi con le schiere e forze che ci hanno preceduto per raccogliere benedizioni e ispirazioni.

E’  il silenzio da cui sorgerà la prima vibrazione, quel vuoto iniziale che deve essere, perchè possa compiersi la trasformazione. Tempo prezioso e necessario. Tempo di riposo e di ascolto interiore.

Soglia di passaggio tra vita, morte, Samhain è porta aperta fra le dimensioni del tempo e delle esistenze.
Custode di questa soglia è Ecate, antica dea che ne possiede le chiavi. Divinità greca, spesso confusa con dee affini, specialmente Selene (la Luna) e Artemide.  Come divinità delle strade e dei crocicchi aveva l’epiteto di Τριοδῖτις (lat. Trivia), e per le vie le erano erette delle edicole. Era considerata signora delle ombre e dei fantasmi notturni e anche dea della magia e degli incantesimi. Il triplice aspetto di Ecate, terrestre, lunare, ctonia, si riflette nell’iconografia, dove spesso era raffigurata con tre teste o tre corpi.

1 – a Ecate

Ecate protettrice delle strade celebro,
trivia, amabile, celeste e terrestre e marina,
dal manto color croco, sepolcrale,
beccheggiante con le anime dei morti,
figlia di Perse, amante della solitudine,
superba dei cervi, notturna,
protettrice dei cani, regina invincibile,
annunciata dal ruggito delle belve,
senza cintura, d’aspetto imbattibile,
domatrice di tori,
signora che custodisce tutto il cosmo,
guida, fanciulla, nutrice di fanciulli,
frequentatrice dei monti,
supplicando la fanciulla
di assistere alle pie celebrazioni
benevola verso l’iniziato
sempre con animo gioioso.
(Inni Orfici)


CELEBRAZIONE DI SAMHAIN

È il momento di onorare gli antenati che ci hanno aperto il passo sulla terra e trarre ispirazione dalla loro saggezza. Abbandonarsi senza alcun senso di perdita, lasciare andare senza livore o risentimento tutto ciò che è stato.
Un rituale collettivo per mantenere vive le antiche tradizioni, quelle ricorrenze del Calendario dell’Anima utili a sentirci un tutt’uno con il cosmo

31 ottobre 2020
ORE 19:00 in presenza
Santarcangelo di R.

Ingresso libero su prenotazione


MEDITAZIONI DAL BARDO THÖDOL

La morte è molto di più di un evento medico, è un tempo di crescita, un processo di trasformazione che ci apre alle più profonde dimensioni della nostra umanità. Un workoshop dedicato al libro tibetano dei morti, dove trarre ispirazione per uscire dalla paura della morte ed abbracciare il risveglio della coscienza.

31 ottobre 2020
dalle 10:00 alle 17:00
(con relative pause)
On line su Zoom

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