Luna Nuova in Leone e mese di Elul 2026

Nell’Eclissi solare, la luce del vero



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Il 12 agosto 2026, alle 19:37, la Luna Nuova si forma a 20° del Leone e coincide con un’Eclissi Solare Totale, uno degli eventi astrologici più significativi dell’anno.

Un’Eclissi Solare avviene durante un Novilunio, quando Sole e Luna si trovano congiunti in prossimità dei Nodi Lunari e la Luna si interpone tra la Terra e il Sole. Durante un’Eclissi totale, il disco solare viene completamente occultato e, per alcuni minuti, nel pieno del giorno, la luce scompare.

Il simbolismo è ancora più potente perché tutto avviene nel Leone, domicilio del Sole, segno del centro, della forza vitale, della volontà, del cuore e della creatività. A rafforzarne la presenza troviamo anche Giove in Leone, che amplifica il principio solare proprio mentre il Sole viene temporaneamente sottratto alla vista.

Eppure, durante l’Eclissi, il Sole non perde la propria luce. Continua a esistere e a splendere: ciò che cambia è la nostra possibilità di vederlo.

È questa l’immagine centrale del Novilunio. L’oscuramento del Sole esteriore apre simbolicamente uno spazio nel quale riconoscere un’altra sorgente luminosa: non quella attraverso cui ci rendiamo visibili nel mondo, ma quella che permette di distinguere, dentro di noi, ciò che è vero da ciò che non lo è.

La luce del vero.

Pochi giorni dopo inizierà il mese di Elul, che nella tradizione cabalistica è legato al ritorno, alla revisione e al raccoglimento interiore. La vicinanza tra i due passaggi crea un’immagine particolarmente significativa: prima si oscura ciò che abitualmente illumina il nostro sguardo, poi comincia il tempo in cui rivolgerlo dentro di noi.

Così rimane tutta la sostanza, ma l’apertura arriva molto prima al suo punto.

 
 
 


Il mese di Elul: il tempo del ritorno

A pochi giorni da questo Novilunio entreremo, secondo il calendario cabalistico, nel mese di Elul, un tempo tradizionalmente dedicato alla teshuvah. Questa parola viene spesso tradotta come “pentimento”, ma il suo significato più profondo è ritorno: tornare verso ciò da cui ci siamo allontanati, riconoscere la distanza che si è creata tra il nostro centro e il modo in cui stiamo vivendo.

È un’immagine che si accorda profondamente con il simbolismo di questa Eclissi. Quando il Sole si oscura, la luce non scompare: viene semplicemente sottratta alla vista. Allo stesso modo, Elul non parla della ricerca di qualcosa che manca, ma del ritorno a qualcosa che è già presente e che abbiamo smesso di vedere con chiarezza.

Il lavoro di questo mese riguarda allora la capacità di osservare la propria vita e riconoscere ciò che corrisponde ancora alla propria verità e ciò che, nel tempo, se ne è allontanato. Non attraverso il giudizio, ma attraverso il discernimento. Tornare significa accorgersi della distanza e scegliere consapevolmente di ridurla.

In questa prospettiva, l’Eclissi e l’imminente mese di Elul sembrano incontrarsi nella stessa immagine: quando la luce esteriore si oscura, diventa possibile ritrovare quella che orienta dall’interno.

 


Il Nodo Sud in Leone: quando il centro cambia

 

Questa Eclissi acquista un significato ancora più preciso per la presenza del Nodo Sud in Leone. I Nodi Lunari descrivono un asse evolutivo: il Nodo Sud raccoglie ciò che è già conosciuto, le qualità che abbiamo sviluppato e le modalità alle quali tendiamo a ritornare spontaneamente; il Nodo Nord indica invece la direzione attraverso cui quell’esperienza può ampliarsi e trovare una nuova espressione.

Con il Nodo Sud in Leone, al centro della riflessione c’è il nostro rapporto con il principio solare. Il Leone rappresenta la capacità di riconoscersi come individuo, sviluppare una volontà personale, creare, assumere una posizione e imprimere alla propria esistenza una direzione. È la coscienza dell’Io sono, necessaria per costruire un’identità e occupare consapevolmente il proprio posto nel mondo.

Ciò che abbiamo consolidato nel tempo può però diventare anche il luogo nel quale tendiamo a identificarci maggiormente. Un ruolo, una posizione, un’immagine di noi stessi o una capacità attraverso cui abbiamo imparato a essere riconosciuti possono finire per coincidere con l’idea stessa che abbiamo di noi. Il Nodo Sud non rappresenta qualcosa da eliminare, ma qualcosa che non può più costituire l’unico riferimento.

L’Eclissi traduce questo passaggio in un’immagine molto precisa: il Sole viene oscurato, ma non perde la propria natura. Per alcuni minuti non è visibile e tuttavia continua a essere il centro del sistema, a esercitare la propria forza e a emanare luce. La sua esistenza non dipende dalla possibilità di essere visto.

Sul polo opposto, il Nodo Nord in Acquario sposta lo sguardo dall’individuo alla rete di cui fa parte, dal riconoscimento personale alla capacità di contribuire. Il passaggio dal Leone all’Acquario non comporta quindi la rinuncia all’individualità: solo ciò che è realmente individuato può essere condiviso senza perdersi nel collettivo. Il punto riguarda piuttosto il modo in cui utilizziamo ciò che siamo: per confermare continuamente la nostra identità oppure per mettere la nostra unicità al servizio di qualcosa che possa generare, orientare e contribuire.

Il Nodo Sud in Leone riporta così al cuore simbolico dell’Eclissi: la differenza tra avere bisogno della luce per essere visibili e possedere una luce che continua a esistere anche quando nessuno la vede.

 


Saturno in Ariete: la misura del fuoco


A sostenere questa Eclissi troviamo Saturno retrogrado in Ariete, in trigono al Sole e alla Luna in Leone. Il suo moto retrogrado, iniziato il 26 luglio e destinato a proseguire fino all’11 dicembre, ha già aperto un lungo periodo di revisione delle scelte, delle responsabilità e delle fondamenta sulle quali stiamo costruendo il nostro cammino. Se l’Eclissi porta l’attenzione verso la sorgente della nostra luce, Saturno riguarda la capacità di trasformare quella consapevolezza in una direzione e una forma capaci di durare nel tempo.

Saturno rappresenta il limite, la struttura e la responsabilità. In Ariete, primo segno dello Zodiaco, incontra invece il principio dell’inizio, dell’affermazione e dell’azione individuale. Il loro incontro mette in relazione l’impulso a cominciare e la necessità di costruire. La retrogradazione porta questa verifica ancora più in profondità: non riguarda soltanto quale strada vogliamo percorrere, ma quanto siamo realmente disposti a sostenere quella che abbiamo scelto.

Il trigono con l’Eclissi permette quindi di leggere questo Novilunio non soltanto come un momento di comprensione interiore. Riconoscere ciò che è vero modifica inevitabilmente il modo in cui scegliamo di vivere. Alcune decisioni diventano più chiare, altre perdono consistenza; ciò che prima sembrava importante può rivelarsi secondario, mentre qualcosa rimasto sullo sfondo può mostrare finalmente il proprio valore.

Saturno introduce anche il tema del tempo: ciò che vogliamo costruire richiede continuità, disciplina e disponibilità a sostenerne le conseguenze. È qui che libertà e responsabilità tornano a incontrarsi: una scelta diventa realmente nostra quando accettiamo anche ciò che comporta.

Il fuoco del Leone e quello dell’Ariete trovano così in Saturno una misura. Non basta sapere dove si trova la propria luce: occorre assumersi la responsabilità di darle una forma e costruire una vita capace di contenerla.

Questo secondo me ha la misura giusta: conserva il ragionamento, ma Saturno non viene spiegato tre volte attraverso concetti equivalenti.




Urano e i Nodi Lunari: interrompere ciò che si ripete

 

A rendere ancora più dinamico il cielo di questa Eclissi è Urano in Gemelli, ancora in quadratura all’asse dei Nodi Lunari. È un aspetto attivo già da alcuni mesi e ora progressivamente in allontanamento, ma continua a introdurre nel processo evolutivo un elemento di discontinuità. Urano rompe la linearità, modifica improvvisamente le coordinate e porta alla superficie ciò che non può più essere mantenuto attraverso le modalità abituali.

La sua quadratura ai Nodi mette in tensione ciò che proviene dal passato e la direzione verso cui stiamo andando. Alcune esperienze possono ripresentarsi proprio perché contengono qualcosa che non è stato ancora compreso, integrato o trasformato. Non si tratta necessariamente di grandi eventi: spesso sono gli stessi meccanismi, le stesse reazioni, gli stessi pensieri che continuano a ricondurci in luoghi interiori conosciuti.

In Gemelli, Urano agisce soprattutto sul modo in cui leggiamo la realtà e costruiamo significato attraverso il pensiero. Una nuova informazione, una conversazione, un cambio di prospettiva possono improvvisamente modificare la comprensione di una situazione che sembrava definita. Ciò che cambia non è sempre ciò che accade, ma il punto dal quale lo osserviamo.

La quadratura ai Nodi diventa allora una possibilità di interrompere la ripetizione. Non possiamo cambiare ciò che è accaduto, ma possiamo smettere di utilizzarlo per costruire continuamente lo stesso futuro. Ed è forse questa una delle forme più radicali di libertà che Urano introduce nel cielo dell’Eclissi: riconoscere il punto in cui una storia già vissuta smette finalmente di decidere ciò che verrà.

 

 

Venere e Nettuno: distinguere ciò che attrae da ciò che nutre

 

Il primo dei due Aquiloni presenti nel cielo dell’Eclissi ha il proprio vertice in Venere in Bilancia, opposta a Nettuno in Ariete e in trigono a Urano in Gemelli e Plutone in Acquario, mentre Nettuno forma un sestile con entrambi. È una configurazione che concentra l’attenzione sul sistema dei valori, sul desiderio e sul modo in cui entriamo in relazione con ciò che sentiamo capace di attrarci.

Venere in Bilancia cerca armonia, bellezza, reciprocità e incontro, mentre Nettuno in opposizione rende più sottile il confine tra ciò che vediamo e ciò che immaginiamo. Possiamo attribuire a una persona, a un progetto o a una possibilità qualità che appartengono più al nostro desiderio che alla realtà. Non necessariamente per ingenuità: ogni desiderio contiene una componente immaginativa, una capacità di anticipare qualcosa che ancora non esiste. Il problema nasce quando l’immagine diventa più importante di ciò che realmente abbiamo davanti.

A rendere questa dinamica meno contemplativa interviene Marte a 0° del Cancro, in quadratura sia a Venere sia a Nettuno, formando un T-quadrato. Marte introduce una tensione che obbliga il desiderio a confrontarsi con il bisogno, con la sensibilità e con ciò che percepiamo come necessario per proteggerci. Possiamo volere qualcosa e, nello stesso tempo, avvertire che quella stessa cosa non ci nutre; possiamo essere attratti da una possibilità e scoprire che sostenerla richiede un prezzo emotivo che non avevamo considerato.

I trigoni di Venere con Urano e Plutone aprono però uno spazio di trasformazione. Cambiare ciò a cui attribuiamo valore significa anche cambiare il modo in cui scegliamo, investiamo energia e costruiamo le nostre relazioni. Alcuni desideri possono allora perdere forza, mentre altri diventano più nitidi proprio perché hanno attraversato il confronto con la realtà.

Questo Aquilone porta quindi nel cuore dell’Eclissi una distinzione essenziale: non tutto ciò che ci attrae ci appartiene e non tutto ciò che desideriamo è necessariamente capace di nutrire la vita che stiamo costruendo.

 
 

 

 

L’Eclissi: ciò che rimane quando la luce si ritira

 

Nella lettura simbolica, un’Eclissi Solare rappresenta un’interruzione temporanea del principio solare. Il Sole è coscienza, identità, volontà, capacità di orientare la propria esistenza; quando la Luna ne oscura la luce, ciò che normalmente utilizziamo per riconoscerci e dare una direzione alla vita attraversa un momento di sospensione. Non perché venga meno, ma perché non può più essere utilizzato nello stesso modo.

Intorno a questa immagine, tutto il cielo dell’Eclissi sembra lavorare per modificare i nostri riferimenti. Saturno retrogrado in Ariete verifica la tenuta delle scelte, Urano in quadratura ai Nodi interrompe ciò che continua a ripetersi, mentre i due Aquiloni mettono in discussione il rapporto tra desiderio e realtà e le narrazioni attraverso cui abbiamo interpretato noi stessi e la nostra storia.

Non si tratta quindi soltanto di capire chi siamo, ma di osservare da che cosa continuiamo a ricavare il senso di chi siamo. Da ciò che gli altri riconoscono? Da un ruolo che abbiamo imparato a sostenere? Da ciò che desideriamo? Dalla storia che continuiamo a raccontarci?

L’Eclissi introduce una pausa proprio dentro questo sistema di riferimenti. Quando la luce esteriore viene meno, anche le forme diventano meno nitide. Ed è nell’oscurità che possiamo accorgerci di ciò che continua a esistere senza bisogno di essere illuminato, confermato o mostrato.

Qui il simbolismo dell’Eclissi incontra quello di Elul e della teshuvah. Tornare non significa recuperare una versione precedente di noi stessi, ma ridurre progressivamente la distanza tra la vita che conduciamo e ciò che riconosciamo nel nostro centro. Significa discernere, correggere una direzione quando necessario e assumersi la responsabilità delle scelte che quella consapevolezza comporta.

Il Sole, durante un’Eclissi, non si spegne. Continua a esistere dietro il disco della Luna e, terminato l’oscuramento, torna progressivamente visibile. Forse è questa l’immagine da custodire di questo Novilunio: alcune oscurità non arrivano per privarci della luce, ma per permetterci di riconoscere quale luce rimane quando ciò attraverso cui eravamo abituati a riconoscerci non è più visibile.

Ed è da quella luce che può cominciare il ritorno.

 
 
 

 

12 agosto ore 07:00
ON LINE


Durante i nostri appuntamenti mensili, l’Astrologia si unisce all’antica sapienza della Kabbalah, oltre a prendere consapevolezza delle influenze astrologiche,  possiamo entrare in risonanza con la frequenza di ogni specifico mese lunare attraverso una particolare forma di meditazione attiva. Lo potremmo definire un speciale booster o potenziamento.

Entra nella riunione in Zoom

https://us02web.zoom.us/j/89157747569?pwd=g5gWElKDmiAWodowwlZu09WPGw2fA3.1

ID riunione: 891 5774 7569

Codice d’accesso: 073666

 





20 settembre 2026

REGNO DELLA GIOIA (RN)

 

Inauguriamo il semestre di lavoro interiore, esplorando insieme il seme dell’anno e i codici che porta con sé.

Un seme che custodisce una matrice di forze, temi e possibilità che non hanno ancora assunto una forma definitiva.

È questo il tempo straordinario: il tempo in cui ciò che è ancora in potenza può prendere forma. Conoscere i codici che lo attraversano non significa prevedere ciò che accadrà, ma comprendere con quali forze entreremo in relazione e come, attraverso le nostre scelte e il nostro lavoro, contribuiremo a plasmarne la manifestazione.